ODORBET: quando non esistono termini per descrivere una fragranza, perchè non creare un vocabolario per il naso!

2020 . 08 . 21 | scritto da Karen Marin

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Quando si discute di fragranze con colleghi del settore amanti dei profumi o con chiunque sia legato al mondo della formazione, uno degli argomenti che spesso viene fuori è la mancanza di un vocabolario che la maggior parte delle persone possiede quando prova a descrivere un profumo. Invece che essere specifica, la conversazione spesso coinvolge paragoni o nebulosi termini generici come floreale, legnoso o cremoso. E se potessimo essere più precisi e descrittivi? ODORBET, il frutto dell'ingegno dell'artista e autrice Catherine Haley Epstein e della storica dell'arte e dell'olfatto Caro Verbeek, sta affrontanto questa sfida creando un preciso vocabolario olfattivo. Collaboratori da tutto il mondo stanno sottoponendo proposte e nuove parole o termini vengono rilasciati in trii tematici su base casuale e pubblicati sul sito web di Odorbet che è una risorsa aperta per tutti gli amanti delle fragranze. Continua a leggere per scoprire di più e conoscere i fondatori.

Come e quando vi siete conosciuti?
Catherine:
In realtà non ci siamo mai conosciute di persona! Questo è il bello dei social media - anche se non possono far sentire profumi - possono davvero migliorare e ampliare la tua rete di conoscenze. Ci siamo conosciute grazie a Facebook: ho fatto un post sul lavoro di Caro e lei mi ha contattata.

Parlatemi di Odorbet. Come vi è venuta questa idea? È nata da una visione congiunta?
Catherine: Condividiamo una passione per la cultura del profumo e siamo entrambe interessate a portare il mondo dell'olfatto ad un livello più concettuale. Siamo anche entrambe d'accordo sul fatto che descrivere semplicemente gli odori non è sufficiente. Sarebbe cme descrivere "Night Watch" (1642) di Rembrandt in termini di colori, forme e sostanze chimiche, o descrivere verbalmente "Take Five" (1959) di Dave Brubeck senza canticchiarla!
Ho inventato il termine Odorbet come un gioco sull'alfabeto. Sebbene possano essere alfabetizzati, è più interessante esplorare i termini che stiamo scoprendo in piccole installazioni per tema ( ad esempio il sistema di classificazione dei profumi, termini scientifici profumati). È decisamente una visione congiunta dove entrambe vediamo l'esercizio di Odorbet come una pausa da alcuni dei lavori e degli studi più stressanti che stiamo facendo.

Caro: Per me il termine "odorbet" ha sia una qualità sensoriale che intellettuale. Si riferisce ad ‘alphabet’ ("alfabeto") ma mi fa anche venire in mente un forte sapore di sorbetto. Così mi sono subito innamorata della scelta di Catherine per il titolo.
La maggior parte delle persone ha un approccio più visivo o oculocentrico al mondo, e questo avviene sia nel mondo accademico che nella vita quotidiana. Così abbiamo trovato equivlalenti olfattivi per parole legate alla vista. Ad esempio, la maggior parte delle parole collegate alla conoscenza sono legate alla vista. Basti pensare a termini come "riflettere", "visione del mondo", "vedo (capisco) ciò che intendi". Perchè non dire "sento quello che intendi" e paralre di "fiuto del mondo" e non dire ‘olfattonario’ invece che "visionario"?

Perchè pensate che il pubblico generico non sia abile nel descrivere un profumo?
Catherine: Ci è stato insegnato a seguire una guida edonistica, il che significa odori piacevoli associati al cibo, ai fiori e a scegliere se le cose "ci piacciono" o "non ci piacciono". Non ci è stato insergnato a percepire i diversi strati degli odori o altri possibili significati degli odori come la paura, la disidratazione o la malnutrizione. Se familiarizzassimo di più con l'olfatto e le etichettature, come facciamo quando apprendiamo una nuova lingua, avremmo tutti nasi più intelligenti.

Caro: Una ricerca condotta dalla psicolinguista Asifa Majid ha dimostrato che ci sono culture (per lo più di cacciatori-raccoglitori come i Jahai) che non hanno alcun tipo di problema a descrivere gli odori. Questo significa che l'oldierna mancanza di vocabolario olfattivo per i paesi occidentali non è dovuta a malfunzionamenti biologici, ma a circostanze culturali. In passato c'erano molte più parole per descrivere gli odori; probabilmente perchè dare un nome agli odori era importante per la conoscenza e la sopravvivenza. Alain Corbin – nel suo famoso trattato ‘the foul and the fragrant’ - ha studiato il vocabolario dei mappatori professionisti del XVIII secolo. Queste persone annusavano le città per capire se c'erano odori "pericolosi" e avevano bisogno di riferire ciò che avevano mappato per mezzo di parole quindi avevano categorie molto precise di termini per trasmettere le loro scoperte. Nel XVIII secolo le persone credevano ancora che un profumo potesse uccidere! Naturalmente abbiamo bisogno del nostro senso dell'olfatto per sopravvivere. Ne parliamo raramente perchè influenza molte persone a livello incoscio. Le parole vengono usate per rendere le esperienze più esplicite e questo è il motivo per il quale anche oggi trarremmo grande beneficio dall'avere un vocabolario più corposo; forse non per la sopravvivenza ma almeno per fare buone conversazioni e per una più profonda comprensione di ciò che il profumo può fare per il nostro benessere.

Quali sono i vostri termini preferiti? A me piace frescacido – mi parla! E Odoresque!
Caro:
È bello che tu li abbia menzionati! Sono entrambi neologismi esistenti che erano stati inventati alla fine del secolo. Frescacido è la contrazione delle parole italiane per "fresco" e "acido". Costruita in modo simile c'è anche ‘caldagrodolce’ che di nuovo combina temperatura e gusto per trasmettere un profumo caldo e agrodolce. La mia preferita è ‘period nose’, ispirata a 'period eye' dello storico dell'arte Baxandall. Il termine è rivelatore della natura dell'olfatto, che non è solo un qualcosa di fisico, ma anche la risultante del contesto culturale, che cambia da un'era all'altra.

Catherine: Mi sono recentemente imbattuta nel termine “Heavenly Door” che mi ha entusiasmata! È un'antica espressione taoista per descrivere il naso che credevano fosse un punto seminale di passaggio tra il mondo esterno e quello interno - un passaggio attraverso il respiro.

Come sperate che venga usato il vocabolario?
La nostra speranza è che il vocabolario ispirerà nuovi modi di considerare gli odori e il nostro senso dell'olfatto: non appena ricollegheremo i nostri nasi ai nostri cervelli e ai nostri corpi, espanderemo la nostra conoscenza a molti livelli. Speriamo che le persone esterne alla community dei profumi e degli odori inizieranno ad utilizzare queste parole in modo tale che gli odori possano diventare parte di discorsi accademici e artistici di più ampia natura.

Come pensate che si svilupperà il progetto nei prossimi anni?
Ci auguriamo che Odorbet funzioni liberamente con nuove voci e saggi sottoposti a revisione paritaria dal momento che le persone sono ispirate a contribuire. Inoltre ci piacerebbe organizzare seminari in modo che le persone possano collegare odori reali alle parole di Odorbet e discutere le loro scoperte in tempo reale.

Il vostro personale uso delle fragranze è cambiato da quando avere iniziato a lavorare a questo progetto?
Catherine:
Sono ancora una fan accanita e una collezionatrice di note, profumi e odori del cortile di casa. Semmai raccogliere e creare parole ha aumentato il mio uso di odori per vedere i loro effetti in momenti diversi della giornata, in diversi contesti e cercando di dare una lettura alle mie risposte "odormatiche" a odori quotidiani e inusuali. Si, ho inventato quella parola (odormatico: la specifica e automatica reazione che ha una persona ad un preciso stimolo olfattivo).

Caro: Da quando c'è la pandemia ho iniziato ad utilizzare la colonia turca per disinfettare mani e superfici. Amo il modo in cui l'uso tradizionale della colonia sia ora una pratica diffusa in tutto il mondo e che intere strade di Amsterdam profumino di limone.

È molto interessante Caro! Ho scritto della tradizione della colonia turca qualche mese fa quando in Europa eravamo in pieno lockdown a causa del COVID-19. Penso che si possa definire un ordore frescacido! Parlando della pandemia, ha posto nuova attenzione sulla nostra capacità di annusare. Pensi che le persone stiano trovando un rinnovato apprzzamento per il loro senso dell'olfatto?
Caro: Il
Covid-19 ha apparentemente causato l'anosmia ma ho anche visto il termine ‘coronosmia’ (anosmia causata dal corona virus) su twitter. Il mio rapporto con l'olfatto è decisamente cambiato. Stare in isolamento ci priva di tantissimi odori, soprattutto degli odori "sociali". Vedere le persone senza odore su zoom le disumanizza. Quando sono uscita di nuovo per la prima volta e ho annusato le persone, mi sono sentita così incredibilmente bene. E quest'anno, senza l'inquinamento delle automobili, tutto è sbocciato e germogliato come mai prima d'ora. Il profumo della primavera era molto confortante per me; è stato magnifico.

Come vorreste che evolvesse il settore dei profumi? Quali cambiamenti vorreste che si verificassero?
Caro: Spero che il settore dei profumi possa andare oltre quello dei prodotti di belleza e per la cura della persona verso progetti per la società e il patrimonio culturale o perfino per gli ospedali e-si spera- educare le narici dei bambini e degli adulti allo stesso modo. Ho lavorato con IFF ad un progetto durato cinque anni per il Rijksmuseum ad Amsterdam. Abbiamo creato una dozzina di odori che erano correlati alle opere d'arte esposte nel museo (Battle of Waterloo, Nightwatch, Rietveld Chair, una casa sul canale del XVIII secolo ecc.) e abbiamo usato questi profumi durante i tour (per persone cieche, bambini e adulti) per vedere quali effetti hanno avuto. Si è scoperto che le persone prestano attenzione a diversi dettagli quando si confrontano con i profumi e si sentono più emotivamente e direttamentre connessi alle opere d'arte e alla storia.

Catherine: Penso che il settore dei profumi si stia evolvendo con attenzione alla trasparenza e sostenibilità - il che è fondamentale per l'ambirnte e per la salute dei consumatori. Sarebbe bello se ci fossero laboratori per permettere ai consumatori di giocare con le materie prime, come le biblioteche fai da te. Potrebbero avere la funzione di servire come ricerca di mercato per nuovi prodotti. Invitare il pubblico ad esplorare e sperimentare cose è l'unico modo per ampliare il dialogo di una forma d'arte. Il che porta alla domanda: creare fragranze è una forma d'arte? Perchè non permettere ai creatori di fragranze di discutere dell'economia dei dettagli di una fragranza nello stesso modo in cui gli artisti devono considerare l'economia dei dettagli nei dipinti? Cosa rende una fragranza una forma d'arte rispetto a un odore o ad un prodotto artigianale? È una discussione divertente che dovrebbe essere affrontata di più e il settore non dovrebbe essere timido di partecipare!

So che state entrambe completando i vostri studi e che avete altri progetti. Potete condividere con noi alcuni dettagli?
Catherine:
Sto lavorando al mio Master in Art of Counseling con un focus su Neuropsicologia e Teoria Psicodinamica. La teoria psicodinamica (la moderna psicoanalisi) ha a che fare in particolar modo con l'inconscio. Sono sempre stata incuriosita a comprendere le dinamiche delle interazioni umane, l'inconscio e gli eventi usando più punti di vista. Sono interessata a continuare a studiare queste dinamiche per poi applicare tutto quello che ho studiato alla mia arte pratica, che include i profumi, e alla mia attività di terapista e ricercatrice.

Caro: Ho finito il mio PhD sulla dimensione dell'olfatto del movimento di avanguardia chiamato Futurismo e su come esporre i profumi nei musei per preservare il profumo come patrimonio. Inoltre, ho creato un nuovo corso academico che si chiama "Conoscere attraverso i sensi" nei quali studenti di medicina, storia della medicina, arte e museololgia possono imparare ad usare tutti i loro sensi come strumento di conoscenza e presentare i loro risultati in modo multisensoriale. Organizzo anche il programma mensile di cultura del profumo Odorama, un programma fondato nel 2015 perchè non ero felice del fatto che ci fossero tante conferenze sull'olfatto senza profumi. Perchè dover soltanto guardare delle slide e ascoltare delle storie quando possiamo trasmettere conoscenza attraverso l'olfatto? Durante Odorama lavoriamo con un aromajockey in modo che le persone possano realmente connettere gli odori alle parole. Qualcosa che accade raramente a causa della natura di una società orientata all'audio-visivo e ai media.

È geniale, un aromajockey! Dovremmo incorporare questa pratica in futuri eventi sul profumo dal vivo!

Per maggiori informazioni visitate:

www.odorbet.com

Un termine nell'Odorbet
Catherine Haley Epstein
Caro Verbeek che annusa un pomander
Il fotografo cieco Hannes Wallrafen prima della battaglia di Waterloo durante il tour olfattivo